Zoo

Premessa: la sesta estinzione di massa è in atto, e la causa stavolta siamo noi (vedere anche i link a fine pagina).

Ci sono due linee di pensiero su questo argomento: alcuni sostengono che “Eh, è sempre successo, dal Permiano al Cretaceo, asteroidi, deriva dei continenti, eruzioni vulcaniche eccetera, è la storia della vita sul pianeta, noi non siamo che uno strumento, una causa come le altre, inshallah”.
Altri pensano che non è la stessa cosa: noi siamo qui da 200.000 anni, la “civiltà” ne ha 10.000 a prenderla larga; non ere geologiche, non centinaia di migliaia di anni, ma nanosecondi.
C’è chi pensa che, nel nostro piccolo, su scala umana, sarebbe il caso di lasciare la biosfera nelle condizioni in cui l’abbiamo trovata.

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Il rancore dei vigliacchi: “guarda come torturo il tuo animale”

Spesso i soccorsi arrivano quando non c’è più niente da fare. Come nel caso di Ciriè.

Stavolta né scienza né etica, si parla di cose non edificanti, come qui, ma ci vogliono anche queste, se si parla di animali.

AVVERTIMENTO: Si parla di avvenimenti di cronaca in cui vari bruti rancorosi hanno fatto del male agli animali delle loro compagne o ex compagne per vendetta. Nei link alle fonti dei casi di cronaca in lingua inglese potreste trovare fermi immagine o collegamenti a video in cui dei poveri animali vengono seviziati. Se siete sensibili, quindi, limitatevi a leggere la nota e i link a siti italiani.
Se durante la lettura della nota proverete angoscia, dolore, tristezza, rabbia, stretta allo stomaco, beh, non siete soli. Continua a leggere

Sperimentazione animale: numeri, tutela e … cefalopodi

Il numero di animali usati in ricerca in Italia è in lento ma costante calo. [1] In parte questo è certamente dovuto alla mancanza di fondi per la ricerca stessa; poi la riduzione deve molto al fatto che si usano sempre più metodi “alternativi”. Metodi in silico, in vitro o in ex vivo, biotecnologie su procarioti (per esempio per produrre anticorpi),  poi la diagnostica per immagini, che ha permesso di ridurre tantissimo il numero di animali impiegati in ricerca. Continua a leggere

A proposito di elefanti

 

L’immagine qui a fianco dovrebbe dare indizi su dove andrà a parare il post. Però prima di arrivarci si daranno delle informazioni sul perché la si pensa così.
Tutti dati scientifici accompagnati da riferimenti; sulla base di quelli vengono tratte le conclusioni alle quali si arriva.

Le specie “ufficiali” sono tre: Loxodonta africana e Loxodonta cyclotis, entrambe africane, ed Elephas maximus, l’elefante indiano. Esistono poi delle sottospecie pigmee, una in Africa e una in Borneo, sulle quali  si discute; in questa sede la tassonomia non interessa quindi non sarà approfondita.

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Nocicezione, dolore, scala Grimace

 

Della differenza tra nocicezione e dolore si è già parlato qui.
In breve il dolore  è un’esperienza sensoriale ed emozionale, non la sola percezione di uno stimolo negativo. Banalmente, la nocicezione non comporta sofferenza, il dolore sì.

Non è più possibile negare che gli animali complessi provino dolore e dire che le loro sono risposte automatiche a stimoli esterni, aventi scopo di tutela da pericoli vari: sono le neuroscienze a dirlo.
Lo stesso vale per la sofferenza, senza la quale per esempio non si potrebbero testare una discreta parte dei farmaci antistress, antidepressivi, eccetera, ad uso umano.

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Anguilla anguilla

Aristotele fu il primo, nel 300 A.C., a scrivere un’inchiesta sulla storia naturale  di un animale piuttosto viscido e sfuggente del quale tutt’oggi non è ancora stata osservata la nascita, e sul quale vi sono ancora solo delle teorie: di questo animale egli scrisse che la sua origine era una sorta di diretta discendenza da vermi terrestri fatti di fango, originati dalle viscere del terreno umido.

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Stampa 3D in prostetica veterinaria

Proprio come (e forse più) degli esseri umani, gli animali sono soggetti alla perdita di arti in seguito ad eventi traumatici o malattie. Questa condizione, in natura, comporta nella maggioranza dei casi la morte. Se negli esseri umani la ricerca prostetica risale addirittura all’Antico Egitto, tale retaggio storico non lo si osserva in veterinaria. Ma dotando di un arto artificiale un animale si nota una riabilitazione fisica ed emozionale strabiliante: infatti, a differenza nostra, sono pressoché indifferenti all’estetica e all’aspetto che presentano e se ne trotterellano come se nulla fosse cambiato nel loro corpo.

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La biomimetica

A metà del secolo scorso il  biofisico Otto Schmitt battezzò “biomimetica” lo studio e la messa in opera di strutture, forme e tecnologie che si basavano sull’imitazione di soluzioni già esistenti in natura, già scovate da altri viventi.

Manco a dirlo, diversi arei e missili sono stati copiati pari pari studiando il campione della velocità in volo: il falco pellegrino.

Anche se forse il caso più famoso e conosciuto è quello del Shinkansen (o bullet train – treno proiettile), il treno ad alta velocità giapponese, messo a punto studiando ed imitando il becco del martin pescatore. Continua a leggere

Rapporti interspecifici “alternativi”

La capacità di contrarre relazioni sociali e legami con individui precisi, che vanno oltre l’interesse personale, ma che anzi possono avere un costo in termini di fitness, è definita come “attachment” (Winckler), o “friendship” (De Waal).

Al selvatico sono abbastanza conflittuali anche i rapporti intraspecifici, perfino quelli tra consanguinei. Figuriamoci quelli interspecifici: tutto è competizione, per il cibo, per il territorio, per la sopravvivenza. Per mangiare o non essere mangiati, insomma il  “mors tua vita mea”.
Quindi è possibile la presenza di rapporti non competitivi, magari addirittura amichevoli, come nel caso di un leone, una tigre e un orso come quelli della foto di apertura, che hanno sicuramente contratto un rapporto personale, ma in condizioni artificiali?

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A proposito di datteri

Tra quelli di voi che non opteranno per Rimini e Riccione ma per le magnifiche coste rocciose d’Italia, o di uno degli altri paesi che sono bagnati dal Mediterraneo, molti faranno probabilmente una o più visite al ristorante, a mangiare pesce. Nel menu molto difficilmente troveranno i datteri di mare, dei quali è proibita la pesca dal 1988 in Italia, dal 2006 in tutti i paesi facenti parte della Comunità Europea. Ma perché mai proibire la pesca del dattero di mare? C’è gente che crede sia perché è una specie minacciata o semplicemente non si pone nemmeno la domanda, ma ormai quasi tutti sanno perché.
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