
Premessa: la sesta estinzione di massa è in atto, e la causa stavolta siamo noi (vedere anche i link a fine pagina).
Ci sono due linee di pensiero su questo argomento: alcuni sostengono che “Eh, è sempre successo, dal Permiano al Cretaceo, asteroidi, deriva dei continenti, eruzioni vulcaniche eccetera, è la storia della vita sul pianeta, noi non siamo che uno strumento, una causa come le altre, inshallah”.
Altri pensano che non è la stessa cosa: noi siamo qui da 200.000 anni, la “civiltà” ne ha 10.000 a prenderla larga; non ere geologiche, non centinaia di migliaia di anni, ma nanosecondi.
C’è chi pensa che, nel nostro piccolo, su scala umana, sarebbe il caso di lasciare la biosfera nelle condizioni in cui l’abbiamo trovata.






A metà del secolo scorso il biofisico Otto Schmitt battezzò “biomimetica” lo studio e la messa in opera di strutture, forme e tecnologie che si basavano sull’imitazione di soluzioni già esistenti in natura, già scovate da altri viventi.
Tra quelli di voi che non opteranno per Rimini e Riccione ma per le magnifiche coste rocciose d’Italia, o di uno degli altri paesi che sono bagnati dal Mediterraneo, molti faranno probabilmente una o più visite al ristorante, a mangiare pesce. Nel menu molto difficilmente troveranno i datteri di mare, dei quali è proibita la pesca dal 1988 in Italia, dal 2006 in tutti i paesi facenti parte della Comunità Europea. Ma perché mai proibire la pesca del dattero di mare? C’è gente che crede sia perché è una specie minacciata o semplicemente non si pone nemmeno la domanda, ma ormai quasi tutti sanno perché.